La Grande nevicata dell’85

Nel gennaio del 1985 tutta Italia si ritrovò bloccata sotto una nevicata mai vista prima. Il freddo rigido che già da dicembre aveva iniziato a sterzare il paese, in breve tempo divenne un racconto iconico per le generazioni future. 

La neve a Roma, la neve in Sardegna, la neve a Milano. Milano bloccata. I tram fermi. L’intero paese bloccato da quella che fu definita la nevicata del secolo. A provocare quel fenomeno atmosferico si dice fosse stata un’anomalia termica, una depressione centrata sul Mar di Corsica.

Insomma, se Pirandello si è definito “figlio del Caos”, io nato il 31 gennaio dell’85 posso dire di essere figlio di una depressione anomala.

Era un giovedì e venivo al mondo intorno alle 20.15, giusto in tempo per la prima serata su Italia 1. Perché allora la prima serata era ancora alle 20.30 e non come oggi che se va bene i film iniziato alle 21.00. 

Che poi mi sono sempre chiesto come sia possibile. Cioè non è che nel corso di questi… ok sì, trentacinque anni, il genere umano sia mutato e abbia smesso di dover dormire almeno 8 ore a notte. La sveglia è sempre la stessa, si va a lavoro sempre alla stessa ora e allora come è possibile che i film oggi inizino così tardi. Mettici le pubblicità, finisce sempre che non riesco a vederne finire uno. Poi non vi lamentate se ci iscriviamo a Netflix.
Un po’ come da piccolo che non riuscivo mai a finire di vedere “Una poltrona per due”. L’ho visto iniziare migliaia di volte e mai finire. Cioè sì ora l’ho visto finire. Ma saranno 5 o 6 anni non di più.


Comunque dicevo, era un giovedì, era da poco passata l’ora di cena. Noi in Piemonte si mangia presto. Mio padre infatti si era premurato di farsi la scorta di panini per la notte. Il tempo di andare al bar e sono nato. Secondo genito di una famiglia di operai. Ho sempre sognato di nascere borghese così almeno avrei potuto combattere mio padre. E invece no. Lui, meridionale, a 18 anni è venuto al Nord. Non sapeva come mangiare e si è fatto un gran culo. Mia madre si è sposata a 18 anni, una vita di sacrifici e di lavoro. Prima operai, poi tecnici specializzati, mia mamma alla fine è riuscita anche a lavorare in ufficio. Dipendente statale. Un po’ un colmo per una che si è sempre fatta un culo quadro.
Con due stipendi miseri hanno tirato su una famiglia, viziando quanto basta me e mia sorella. Entrambi sindacalisti. Mio zio pure, sindacalista. Alla fine di diventare fascio non me la sono mai sentita e quindi cosa gli vuoi dire? Neanche la soddisfazione di una guerra adolescenziale. Un senso di ribellione, non so. Neanche a prenderli per il culo perché terroni. Mia madre parla il dialetto piemontese meglio di me. Ma con le ansie e le premure delle mamme del Sud.

E come se non bastasse, con una terza media e un diploma da perito, si sono comprati casa, macchine, vacanze, case a me, a mia sorella. Insomma alla fine si sono imborghesiti pure loro mentre io, con le spalle coperte, una laurea, un master e un lavoro di quelli “fighetti” non riuscirò mai a fare la metà delle cose che hanno fatto loro.

Era giovedì, l’ho già detto? Sì? È un bel giorno il giovedì, il mio preferito della settimana. Esce Brezsny. La settimana è finita ma senza l’ansia del weekend. Ma ve ne parlerò dopo dell’ansia del weekend. Sono acquario e anche questo non è male. Se avessi potuto scegliere avrei scelto questo segno. È vero che un compleanno in inverno non apre molte possibilità di festeggiamenti come in estate ma è anche vero che non corri il rischio che tutti i tuoi amici siano via. Sufficientemente distante da Natale per non incappare nel regalo unico. Ma soprattutto, scampata per un pelo, non è febbraio. Uno dei mesi che odio di più. Il mese falso per antonomasia. Tutti aspettano febbraio perché in primis gennaio sembra sempre lunghissimo. Allora dici, dai che febbraio è corto e poi con marzo l’inverno e passato.

Il bel cazzo invece. 28 giorni, a volte 29. Sono solo una pia illusione. Si sentono tutti. Se poi conti che in questi 28 giorni di mezzo c’è: il picco influenzale, Sanremo, San Valentino, il Carnevale. Ecco che febbraio vince la palma di mese stronzo per antonomasia. 

Madonna pubblica Material Girl mentre tutto il mondo è ancora scioccato da Like a Virgin. Il pop è a un giro di svolta epocale. Insomma io lo so che poi si finisce per essere nostalgici, retroromantici e cose del genere. Ma anche se non posso dire di averli vissuti veramente. Gli anni ’80 sono stati una figata. Erano gli anni in cui tutto era ancora possibile e immaginabile. C’era entusiasmo perché davanti c’era un futuro completamente nuovo. Si osava. Si sperava. 

Insomma questo sono io.  Mio papà mi ha insegnato solo due cose veramente importanti. La prima è che la tua libertà finisce dove incomincia quella di un altro. Io in realtà questa frase non gliel’ho mai sentita pronunciare però mia sorella ripeteva sempre che era la cosa più giusta che mio padre le avesse detto e io alla fine dei conti sono d’accordo.

La seconda è a tifare la Juve. 


Io invece di anni oggi ne ho 35, e scrivo questo racconto mentre tutto il mondo sta vivendo quella che negli anni futuri ricorderanno come l’inverno del Corona Virus.

Capisci, è anche meno romantico da raccontare. La grande nevicata dell’85 sembra subito un libro di Aldo Nove. Ha il suo fascino. L’inverno del Corona Virus invece sempre un programma di Rete 4. Insomma c’è poco da scherzare la gente muore, gli ospedali sono al collasso. L’OMS l’ha appena dichiarata pandemia. Ok non sarà una guerra ma sono certo che in qualche modo, in questi giorni, stiamo vivendo la storia. 

Non è la prima volta che accade. Io mi ricordo il muro di Berlino, anche se ero piccolo e non l’ho capito. Mi ricordo l’11 Settembre. Il crack Lehman Brothers e oggi questo. Tralasciando che siamo l’ultima generazione che si ricorda cos’era il mondo senza Internet e l’ultima che ha giocato con gli stessi giochi dei padri. Insomma, io non lo so cosa ci sarà nei libri di storia del futuro né se la storia si studierà ancora. Però per avere solo 35 anni, la mia generazione ha sulle spalle un bel tomo di quel libro.

Ho qualche libro nel cassetto, come tutti gli italiani. Leggo meno di quanto scrivo. Ho fatto del mantra dei CCCP la mia vita. Non ho mai letto con attenzione Foster Wallace ma stasera mi sento rubargli questa frase: “mi manca chiunque”.